Subito dopo l’1, viene il 2 e poi il 3. Il 2 è la metà di 4, 2 sono l’uomo e la donna, dati da 1+1 che fa 2. La natura ci ha fatto pieni di 2: 2 occhi, 2 orecchie, 2 mani, 2 gambe, 2 piedi, 2 seni, 2 testicoli, 2 caviglie (e fortunatamente un solo cuore, un solo cervello, 1+1 fa sempre 2).
Quando ci innamoriamo e stringiamo nella mano la nostra metà, uniamo 2 pezzi e cerchiamo di non dividerli mai. Ma si sa, la matematica tira brutti scherzi e il 2 spesso diventa 3. Se la mela aveva due spicchi, se il cuore si apre in due, se gli occhiali hanno due lenti, niente si divide in 3. 3 è la solitudine, perchè, anche qui si sa, che troppe persone ad una festa alla fine si ritrovano sempre sole al bancone degli alcolici.
1 piede in 2 scarpe, 1+2 fa 3. Come divido me da te e lui? Come calmo quel solo cuore che mi porta a te e come zittisco quel solo cervello che mi trascina a lui?
Dovrei dividermi, scompormi, seguire la linea tratteggiata dell’ombelico e tagliarmi in 2. Ma così perderei troppo sangue. Separerei ciò che nasce in coppia e inevitabilmente, rattristerei l’occhio destro che passerebbe la vita a cercare la sua anima gemella di sinistra. Non abbraccerei più, non stringerei più le mani, non correrei più. Rimarrei sola, rimarrei un 1.
Una soluzione a questo dilemma millenario forse non si troverà mai. Non esisterebbero i bivii, solo rotonde o sensi unici.
Però si potrebbe fare così, scegliere una sola scarpa, infilarci 2 piedi, ben stretti. Prendere i 2 lacci e farci 1 solo fiocco. Perchè 2+1 fa sempre 3.
Gambara, fermata Gambara.