Poi cambi la rossa per la fiera.

Con la paura del controllore ci gioco a carte a fine mese.

laverdefinoacadorna@gmail.com

Aug 21

Le sagre hanno il potere di mettere tristezza a I. . Se i giovani si agghindano per un pò di vino rosso, se le mamme si proteggono con l’antispray, se l’odore di braciola si unisce al profumo del sesso nel campo del nonno, tutti questi se non diventano un sì per I. .

C’è una malinconia da sagra che giace inesplorata dai dottori. Una tristezza che il vino rosso non riesce a combattere, difficile da mandare giù come la polenta al diano nel piatto di plastica.

Le sagre hanno tutte in comune un piazzale grigio. Piatto. E una musica di un’orchestra con una cantante che abbina leggings di pizzo a pailletts accecanti. Le sagre hanno tutte in comune una popolazione di vecchietti che si prendono mano nella mano e si lasciano andare alla musica nel piazzale, una volta grigio, ora pieno di colori di vestiti stinti, chiusi nella naftalina per l’inverno e tolti per l’estate e lasciati a profumarsi d’aria nel balcone.

Spavaldi, i nonni prendono le nonne. Mi concede questo ballo. Glielo concedo senza pensare che domani avrò malissimo alle caviglie, senza pensare che il dottore mi ha detto di stare attento, senza pensare punto. Sfidano i giovani, annebbiati da quel vino rosso e ballano tutto. Felici, felici come non mai. O meglio, felici come quella volta tanti anni fa.

Ed è proprio qui che I. sente i sintomi della malinconia da sagra.

E se tra tanti anni non dovessi concedermi a nessuno? E se tra tanti anni non avrò l’artrite del giorno dopo, del ballo dopo? E se non dovrò farmi bella per nessuno, non dovrò tirar fuori il vestito naftalinato dall’armadio?

Distolgo lo sguardo dalla pista da ballo, giro a destra verso lo stand bianco.

Un bicchiere di vino rosso.

Il dottore ha detto che per trasformare i se in sì devo prendere un bicchiere di vino rosso a sagra.

Cimiano, fermata Cimiano.


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