Passato il bosco, c’è una conca. Una stradina piccola, ghiaiosa che profuma di arrosto per tutti i cespugli di timo che ti trovi ai piedi. E’ una strada pelle d’oca, le macchine hanno paura a passarci, si mettono in fila piano, le ruote tremano e i fanali non osano accendersi per vedere giù. Pochi metri poi passa tutto.
In metro fa caldo, ma sarà l’ultima corsa di questa estate quindi lo sopporto volentieri come i parenti a Natale, quei parenti che vedi solo a Natale poi vivi tranquilla per tutto un anno. Mi siedo sapendo di rimanere incollata, sarà il miscuglio di odori estivi ma mi torna in mente quell’arrosto di erbe della conca.
La chiamano la scarpata. Nulla a che fare con le scarpe, anzi. Meglio non sporcarsi le suole in quelle zone. Dopo il bosco si apre una gola profonda, un taglio nelle montagne come quando stacchi i pezzi del Parmigiano con quel coltello panciuto. Zac, qualcuno si è staccato un pezzo di montagna e se l’è portato via come souvenir.
Non esiste barriera metallica, solo qualche paletto anziano, abbronzato di ruggine che sta lì a dondolarsi sul nulla. Poi il niente, niente, vuoto. E giù nel profondo un altro bosco. Il bosco misterioso, nessuno c’è mai andato. Neanche il nonno.
Quando era piccola, S. passava di lì, veloce. Una volta, senza il nonno, ha deciso di fidarsi di quei paletti anziani. Ha teso loro la mano sinistra, con la destra ha lanciato forte un sasso. Dei rumori continui, i rimbalzi del sasso contro quella parete al ribasso. Poi più niente, come se qualcosa si fosse mangiato quel sasso.
Alcune notizie sono dei sassi che nessuno si mangia, ma ti arrivano diretti allo stomaco. Quei 3 secondi dove i polmoni sputano l’aria e tu annaspi con la bocca aperta come gli uccellini che attendono il verde. Quella notizia della sera, a S. ha fatto lo stesso effetto.
S. esce di casa, prende la macchina e torna nella stradina dopo il bosco. Parcheggia più in là, decide di sporcarsi, per la prima volta, le suole di timo e aprirsi alla Scarpata.
I pali sono ancora lì, resistono nonostante gli anni, delle vecchie glorie. S. prende un sasso, pesa. Con la mano destra lo lancia. Dritto, preciso. Lei sola davanti alla Scarpata.
Sente i rimbalzi, forti, continui poi quel nulla così pacifico. Il sasso è stato mangiato. Sei stato mangiato, mio caro.
Ho solo deciso di lasciarti cadere senza ruzzolare con te.
Lodi TIBB, fermata Lodi TIBB.