Ti scrivo una lettera. La rileggo, la firmo, la piego. Precisa schiaccio con l’unghia, una piega che taglia. Apro la busta, la metto dentro. Apro le labbra, faccio uscire la punta della lingua, un pò di saliva, lecco. Chiudo la busta, la stringo nelle mani. E’ perfetta, bianca.
Mi è rimasto quel gusto di colla, così bevo un pò di acqua.
Quando la leggerai, avrai una bellissima espressione. C’è F. che dice che se si è andati dal dentista per l’apparecchio si è più belli. Ma io ti guardo le labbra rosso mela. Le leccherei come la busta, poi mi mangerei le mie per avere il tuo sapore nella lingua.
La leggerai tutta d’un fiato, salterai le lettere, ruzzolerai alla fine, alla firma tondeggiante, al ps. Poi alzerai lo sguardo, nel nulla del cielo e penserai ad una risposta.Spunterà un sorriso da catalogo del dentista, talmente bello che si vedrà la tua arcata negli spot dei dentifrici.
Butto giù tutta l’acqua del bicchiere. Prendo la busta e la infilo nel secondo cassetto.
La leggerai un altro giorno, quando avrai bisogno di parole scritte in blu per sorridere.
Ora ti basto io.
Bonola, fermata Bonola.