Poi cambi la rossa per la fiera.

Con la paura del controllore ci gioco a carte a fine mese.

laverdefinoacadorna@gmail.com

Jul 1

La crème brulée è un dolce giallo, francese, molto antico. E’ una crema a base di uova innaffiate dal latte, profumate dalla vaniglia, spruzzata di zucchero e messa in forno ad abbronzarsi.

Si brucia, si ustiona. E’ una piacevole sensazione spaccare quell’involucro che si crea nel forno. Una barriera di plexiglass commestibile che si autogenera per proteggere quel caldo composto vanigliato che dorme tranquillo al di sotto.

Prendi il cucchiaino e infilzi. Tac. Come il pattino sferraglia il ghiaccio delle piste invernali e si diverte a pitturare serpentoni nel freddo.

Quando ti conobbi eri un plexiglass freddo, duro. Un uomo tutto d’un pezzo. Bruciavi come la pirofila della crème brulée. Così io mi facevo presina, guanto da forno.

Poi sono diventata cucchiaino. Un metallo che sa non condurre calore. Quel calore della crema vanigliata che nascondi sotto il tuo plexiglass nero. Non conduco, non ti conduco. Mi attraversi, ma non mi scotti la pelle come il primo sole di giugno. Ti prendo a piccole cucchiaiate, ti avvicino alla lingua, le papille frizzano per la vaniglia e ti mando giù.

Se la crème brulée è tanto calda, la gola scotta.

Ma basta un bicchiere di vino dolce, poi ti mando giù.

Turati, fermata Turati.


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