Poi cambi la rossa per la fiera.

Con la paura del controllore ci gioco a carte a fine mese.

laverdefinoacadorna@gmail.com

May 21

Che il mondo è cambiato, lo si da ormai per scontato. Ma spesso è bene ricordarsi com’era prima, per vivere il dopo. Per piangere epoche perse e per dire “meglio ora che non c’è più lui”. O forse lui c’è ancora e non ce ne siamo accorti.

L. viene da Padova, destinazione riviera ligure, ma passa per Milano per ricordarmi che il mondo è cambiato, ahimè anzi ahilei.

Avete presente il suono del dialetto di Padova? Quel particolarissimo suono, quasi burroso di sillabe che si “scontrano” sulle labbra spinte a forza dalla lingua? Così  L. mi spinge dentro aneddoti da taccuinare in matita. Consigli da donna a donna, uscendosene con una frase chepiùdonnanoncen’è.

“Ormai gli uomini non sono più quelli di una volta”.

Ma come? Ma cosa facevano e ora non più? Ma posso tornare indietro, a quella una volta dove tutto era meglio?

Ti sedevano sulla canna della bicicletta, pedalavano a fatica. Ondula, dondola. Nello sterrato faccio più fatica, attenta alla gonna a ruota. Mi si è sgonfiata la ruota dietro.

E ti cantavano canzoni nell’orecchio. Sai, hai mai provato a farti sedere su una canna di bicicletta? Lui ti appoggia, la gonna si crepa, tu hai difficoltà nel trovate l’equilibrio sulla vernice. E lui balza sul sellino, si china. Fissa i piedi, slancio. Via, ruota su ruota. Pedalata su pedalata.

Ti si avvicina, sente il profumo dei capelli, labbra sull’orecchio. E tu che ridi.

Ora a Milano le piste ciclabili scarseggiano. “Non è più come una volta”

Così la tua bicicletta, la lasci riposata nel garage. Ad ammalarsi di ruggine e dialogare con i topi.

E io prendo il tram, le mie cuffie sull’orecchio. E tu che non ridi più.

Duomo, fermata Duomo.


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