Ogni tre mesi, M. si alzava felice. Scendeva dal letto, infilava il piede destro nella ciabatta, dopo un secondo e trentacinque anche l’altro. Si alzava quindi in piedi, guardava fuori dalla finestra. Fortivamente. Il cielo era sempre azzurro, ogni tre mesi.
Scendeva poi le scale a ritmo allegro, svoltava in cucina e, nel momento esatto in cui la maniglia veniva stretta nelle dita della mano, M. emetteva il sorriso più sfavillante di sempre. O meglio dei tre mesi prima.
Lì, sul grosso tavolo della cucina, c’era una nuova videocassetta di principesse e principi, di vite di plastica, perfette e di c’era una volta e ci sarà poi per sempre. M. prendeva la cassetta, la portava in mezzo ai seni acerbi e la stringeva emettendo un secondo sorriso più acceso del primo.
Si girava e correva a ritmo allegro andante verso il salotto. Apriva la sacra confezione quadrata, alzava la linguetta del videoregistratore e cliccava play. Poi, freneticamente, correva al centro esatto del tappeto e si accovacciava a gambe incrociate. Così per tutta la durata del cartone animato.
M. perciò è cresciuta con il sogno di una grande casa bianca, due cani eleganti e lucidi. Una macchina grigio metallizzato in garage, un vialetto con i ciottolini tutti uguali. Nessun filo d’erba e nessun male ai piedi. Grossi tappeti senza polvere, una donna delle pulizie discreta e una tata tedesca per i suoi due gemelli biondi con gli occhi azzurri.
Azzurro come il principe di quei cartoni animati che amava da piccola.
Il primo principe azzurro di M. ha finito per rivelarsi l’orco verdastro, grigiastro che tutti i principi azzurri sconfiggono con la spada argento.
Il primo principe azzurro è diventato quindi un principe nero, grigio, marrone, verde marcio. Tutti colori che le principesse non conoscono.
Cara M. l’infanzia è un momento molto delicato. Ci mettiamo le dita nel naso in pubblico e non sappiamo ancora leggere.
Se avessimo girato la confezione della videocassetta avremmo sicuramente potuto leggere: “Care bambine, diffidate dai personaggi maschili dei nostri cartoni animati. Qui i principi sono azzurri, ma, nella realtà, nessun uomo si veste di azzurro. Anzi cambia spesso abito, finendo per preferire il nero, il grigio, il marrone e il verde marcio”.
QT8, fermata QT8.