Ci sono un sacco di rumori nella Notte di Natale.
Tin tin tin, dlin dlin dlin, pin pin pin, tin tin tin-nano gli addobbi sull’albero nel salotto, al caldo del camino che si sveglia a ritmi regolari.
Prom prom proom si stiracchia la legna al suo interno, prima rossa poi nera. Poi grigia soffia via.
Fsssh fsssh lo stesso rumore della carta lucida del regalo dell’amica, una carta che brilla più della sorpresa. Quel regalo che pensavi fosse bellissimo per riverlarsi poi una fregatura.
Dreen, treeen, sono le gambe magre delle sedie che sorreggono un peso morto del corpo che si riempie di cibo.
Gloo gloo faceva il tacchino l’altro giorno, ora, povero, fra sbrinc sbrinc sotto la trita dei denti.
Ah ah ah sono le finte risate dei parenti che vedi solo a Natale, quelle zie che conservano la pelle nella teca durante l’anno per abbellirla di rossetti color mandarino, melograno, cedro. Dei canditi insomma.
Din, din, din i bicchieri che si sposano e si scontrano come i parenti serpenti, din din din la dentiera della nonna che fa fatica a mangiare la frutta secca.
Broom broom la pancia che è piena come il sacco di Babbo Natale, piena di aria, cibo, risate e panettone.
A Natale ci sono tanti rumori, ma uno domina sempre quando la festa sta per finire.
Il silenzio. La sensazione del silenzio duro, pieno, vero.
Uscire dalla sala quando tutti stanno commentando l’albero, uscire di corsa, infilarsi nel corridoio, snodarsi tra cappotti, pellicce e tende. Correre fino alla porta e aprila.
Un freddo duro, pungente che ti sbatte contro le guance.
Poi lui, il silenzio della notte di Natale.
Abbiategrasso, fermata Abbiategrasso.