Poi cambi la rossa per la fiera.

Con la paura del controllore ci gioco a carte a fine mese.

laverdefinoacadorna@gmail.com

Dec 14

Per fare un bilancio della tua vita non ti serve nessun foglio bianco, nessuna visita specialistica, nessun mago a pagamento: ti serve una cena di classe.

Una cena di classe in pizzeria, una cena di classe dell’ultimo minuto, dove, inaspettatamente,  chissà perchè, ci vanno proprio tutti tranne due.

Ci sono le compagne di classe che non vedi dall’ultimo giorno di maturità, sono stanche come allora, solo con un pò più di trucco. E’ grazie a loro che capisci che quello che siamo nei momenti difficili, lo siamo sempre anche se celato sotto del correttore e del mascara.

C’è la compagna che prima era marrone ora è bionda. Ma il suo cuore è sempre lo stesso, pronta ad ascoltarti e prestarti il coltello se il tuo se l’è rubato il cameriere.

Ci sono le tre sventole che tutti ammiravano. Ora queste ventole girano pià lente, quasi mancano di olio nel movimento. Le tre sventole sono un pò stanche di tutta quella bellezza così presto sfumata via, girano piano le loro pale così come lentamente, si passano il rossetto rosso sul labbro. Lento, arrugginito, consumato.

C’è la sfigatella che nasconde dei bei lineamenti sotto una pelle schernita dall’acne. I segni rimangono, i suoi seni si nascondono ancora: ma è felice, ecco cosa ha di diverso. Un sorriso, è felice come non mai. Non ci sono i bulli a prenderla in giro, ma un moroso cicciottello che la prende tutta nelle sue braccia e la stringe a sè. Una ciambella con il buco riempito di crema, panna e amore. Un ti amo scritto con i kitkat che si mangiano assieme prima di fare l’amore.

C’è la secchiona dalla memoria di ferro. Puntualmente tutti i secchioni si ricordano di quella verifica, di latino, di febbraio, dove tu avevi copiato la seconda versione e che solo grazie a loro hai potuto prendere un bel voto. La secchiona non vuole invecchiare e si aggrappa a quel 7 e mezzo per non cadere nell’anonimato degli anni che passano.

Mancano le due pecore nere. Non per il carattere, ma perchè si sono volute tingere di nero il vello. Il nero, il colore del giubbetto di pelle del bullo, il nero della lavagna. I bulli non fanno mai parte della classe, sono après la classe. Sono dopo, dopo tutti ci sono loro.

Eccomi. Ho i capelli lunghi, le ciglia più lunghe, un curriculum universitario più corto. Quella che ha cambiato città, chiavi di casa, quella che è cambiata.

Mi piacciono le cene di classe perchè alla fine saremo sempre, per sempre, come il nostro banco che ci ha accompagnato in 5 anni.

Io sarò sempre ultima fila a destra nell’angolo.

Villa Fiorita, fermata Villa Fiorita.


Page 1 of 1
users online