Il cerchio si chiude sempre. Disegnarlo in modo corretto non è così facile, se lo schiacci diventa un ovale, se lo apri non si chiude più. E il contenuto vola via nel foglio bianco.
Il sangue circola nelle vene, dei tubi circolari che ci percorrono dal basso verso l’alto e si chiudono sempre anche loro, a ramo, nel cuore. Qui si uniscono e si mescolano. E riparte poi tutto, come un cerchio sapientemente disegnato.
Se apri un tubicino circolare, se apri una vena, il contenuto vola via sulla strada: il sangue schizza via, salta, si libera e dipinge le strade spente di un sabato sera milanese. Così come il compasso scivola veloce, così il sangue olea la pelle, i vestiti e cola dai marciapiedi fin giù nell’acqua grigiastra dei Navigli.
L’ambulanza arriva con la sua costellazione di luci blu, si ferma e rattoppa quel cerchio sanguinate. Due tre punti di sutura, una toppa di stoffa al tubicino che ora non spurga più, ma riprende il trantran secolare. Su e giù dai muscoli per gettarsi nel cuore.
La geometria si applica molto bene anche ai sentimenti e agli amanti. Se qualcosa va storto, se c’è un più uno si parla di triangolo. Una forma acuta, tesa, spigolosa. Una situazione sentimentale altrettanto spigolosa e tesa.
Una famiglia è un quadrato, dove tutti i punti si guardano a vicenda. Guardando all’interno, proteggono quello spazio bianco con la schiena e si tendono le lunghe braccia magre.
Due amanti sono un cerchio. Un abbraccio è un cerchio di braccia e piedi. Armonioso, perfetto da cui non fuoriesce nulla perchè il cuore, il sangue è ben protetto. Chiuso dentro quel cerchio dal quale non vola via niente.
“You love me and then you hate me. I don’t know if this means something but it’s like a circle. Hate is love, isn’t it?”
Porta Genova, fermata Porta Genova.