N. in una tiepida giornata d’estate mi disse che “Non c’è cosa più bella che ascoltare le persone. Ed così che si impara di più, ascoltando e prendendo dagli altri quello che non puoi prendere da te stesso”.
Sempre nella tiepida estate londinese, N. mi disse che “Parli proprio con tutti, sei logorroica”.
La logorrea è una parola che evoca subito malattie, pastiglie e corsie di ospedale. In effetti, logorrea indica, nel campo medico, una malattia mentale che può dar vita ad una mania.
Mania di parlare, un perifrasare disconnesso come quando non sai reagire, in una chat, ad un link sensazionale ed inizi a digitare lettere della tastiera a caso. Ahsjeiwordhdirghgjd.
In questo reticolo logorroico, ho cercato di rintracciare il nervo principale che lega le due affermazioni di N.
Se per ascoltare bisogna parlare con le persone per relazionarsi, perchè quando ci si relaziona, si parla troppo e quindi si diventa logorroici?
La verbosità della domanda sta nella risposta.
Leggetela ad alta voce, vi sembrerà di parlare (per la prima volta a voi stessi).
Io parlo con te, tu parli con me. Ma ho un sacco di paura a dirti la verità quindi preferisco dirti “ahdjdiehtidneofhgjeiue”.
“Ahdjdiehtidneofhgjeiue” tradotto: “Parlami sempre perchè ti starei a sentire per ore. E magari, nella tua logorrea, riuscirai a dirmi le cose che non riesco a chiederti”.
Ossia, riuscirò a prendere da te quello che non so di me.
Brenta, fermata Brenta.