Ci sono due categorie di viaggiatore del mezzo pubblico: quelli che lo usano solo quando la macchina è superflua o dal meccanico e quelli che lo usano con costanza, si svegliano presto al mattino e si infilano in metro, salgono al volo su un autobus arancione o salutano il controllore del lunedì. E alla sera, il controllore del ritorno.
La prima categoria sale sui mezzi, li analizza con sguardo schifato. E preferisce rimanere in piedi, senza mischiarsi a quel mondo: preferisce guardarlo dall’alto, senza un appoggio, inciampando, inevitabilmente, alla fermata successiva.
I secondi, invece, fanno del mezzo pubblico il loro salotto: si aprono il giubbotto, si stendono la sciarpa come la tovaglia, accavallano le gambe e aprono il libro, il giornale. Il camino è di plastica, sbuffa aria polverosa, la polvere dei libri nella libreria dietro il divano. Conoscono tutti, si riconoscono in tutti. Ma soprattutto ascoltano tutto come quando, di notte, si fermano nel salotto per vedere un film e si accorgono di tutti i rumori, ascoltandoli per dar loro un nome.
Così quando un loro vicino è al telefono, può capitare che questi donino l’orecchio a quella conversazione.
E. fa parte della prima categoria. E’ staccata, rimane in piedi e parla a voce alta al telefono. Parla rapida, nasconde qualcosa, forse le lacrime. S. è dall’altra parte del telefono, urla anche lui. I. della seconda categoria lo ascolta. Urla, sbraita, parole forti, parole grosse. E. non nasconde più niente, decide di rendere il vagone partecipe del suo stato d’animo. Piange in pubblico. Quando piangi in pubblico, su un mezzo pubblico ti abbandoni alla famiglia. Un rito di iniziazione.
E. “Ieri ho pregato per te. Ho pianto, sto piangendo. Ma non farò lo stesso errore. Ancora”
S. “Anche io sono stato male”
E. “Non ci sarò più ad aspettarti, ho preso le pastiglie sai? Quelle che prendo quando litighiamo”
S. “Non dovevi prenderle, ora stai esagerando”
E. “Ho la pressione bassa, sai? Non piangere. Sono io la delusa, sono io la malata”
S. “Ora esageri, quando torni ne parliamo”
E. “Io non torno più, non aspettarmi a casa. Se vuoi, mi trovi al binario. Se sei lì allora ne riparliamo altrimenti ti saluto qui”
Come tutti i viaggi, anche quelli sul mezzo pubblico finiscono. Scendi, sapendo che domani ritornerai, come sempre.
Come tutte le storie d’amore, anche quella di E. e S. è finita. E’ finita su un mezzo pubblico. Anche il loro viaggio è finito.
Però torni, ritornerai. Come sempre.
Centrale, fermata Centrale.