Crusca. Chissà perchè l’Accademia della Crusca ha scelto un nome così strano, così sovietico. Crusca. Come se la letteratura fosse del mangime, del becchime che i poeti spargono a manciate sul popolo italico, in attesa che qualcuno becchi e si compiaccia del cibo. Crusca. La usava il nonno per le galline. Paffute, tonde, piumose. E un pò antipatiche.
La vita di una gallina è spesso breve, ma molto intensa.
Diventano mamme, chiocce, molto presto. Sfornano tantissimi pulcini gialli e finiscono presto brodo.
La vita di una gallina è spesso noiosa.
Si alzano al mattino quando sorge il sole, anzi. Lo anticipano. Subito corrono verso il mangime, quella crusca lanciata a pugni dal contadino, tre beccate. Poi corrono al nido, si accovacciano sul fieno e depongono un uovo.
La vita di una gallina spesso implica delle scelte.
Scegliere ad esempio, se un uovo diventerà pulcino o frittata. Scegliere se beccare del mais o dell’insalata. Scegliere, poi, che gallo seguire.
La scelta del gallo è il momento della vita della gallina più turbolento. Il gallo è uno, bello, alto e colorato. Le sue piume si ricurvano perfettamente, i suoi occhi sono color ceramica e la sua cresta è fresca di parrucchiere. E’ elegante, posato. E nel pollaio ci sguazza bene. Le galline però sono tante. Un pò stupidotte. Cedono a quel passo, a quelle piume. A quel canto, ah! Quando ci sono troppe galline ed il gallo è uno solo, pancia mia fatti capanna.
Nel senso che, io torno nella capanna. Mi accovaccio nel fieno e non depongo niente. Per questa volta nessun uovo, nessun canto, nessun gallo. Troppe galline da combattere, non voglio sprecare il mio becco.
Io punto alla crusca.
Cadorna, fermata Cadorna.