La moda impone scarpe stringate, di cuoio, meglio se con le frange sulla punta. Un bel tacco duro, di quelli che fanno il rumore che anticipa il passo, un avviso di chiamata in pratica. A Milano, dove la moda si pensa di anticiparla, ma in realtà anche qui la si segue in fila, tutti, democraticamente, le scarpe stringate e rumorose vanno alla grande. Toc toc sulle strade di pietra, toc toc sulle ragazze, toc toc sugli uomini che contano i soldi con due dita, velocemente. Un toc toc dal sapore passato, un toc-co vintage.
Vintage significa passato, vintage significa nonni. E chi ha mai pensato che i nonni fossero alla moda? Bene, lo sono.
Mia nonna le aveva di cuoio, stringate e cremose. Lucide, pastose. Prendeva una calza di spugna, la crema bianca e le massaggiava. Piano, piano come sanno fare solo le nonne. Il toc toc era tonfo, duro. Tonfo come i suoi occhi grigi, un colore spento che irradiava il viso rugoso, rigoso. Le strade del Signore sono infinite, le strade della vita sono le rughe che ci marchiamo addosso per non dimenticarci che siamo esistiti. Tonfo è stato il modo con cui non ho più sentito quel tacco irradiarmi il silenzio di casa, tonfo il modo con cui mi ha lasciato, tonfo lo stomaco ancora oggi.
La moda bisogna seguirla per esserne parte. Così entro nel grande negozio, prendo un 39 marrone. Mi calza a pennello. Decido di non farmi dare il sacchetto ma di indossarle già. Toc toc. Toc toc.
Nonna oggi ti indosso, ti porto ai piedi. Ti toc-co.
Duomo, fermata Duomo.