Poi cambi la rossa per la fiera.

Con la paura del controllore ci gioco a carte a fine mese.

laverdefinoacadorna@gmail.com

Aug 26

Ho fatto la maturità 4 anni fa. Era caldo ed era terribile sprecare giornate di vespe e cavallette a ripetere leggi, teorie, convenzioni. La chiamano maturità, una lunghissima parola, tonfa, gonfia di significato che tu, studente, ti metti a studiare chino sui libri, schiacciato dal significato di quella parolona.

Quattro grosse sillabe, ma tu ri tà, ma tu..si va?

Poi finisce tutto velocemente. E ti chiedi “ma era tutto qui?”. E quando finisce, le spalle tornano ad alzarsi, sgranchisci i tendini e rigonfi i polmoni di aria di libertà. La liberazione, una sensazione colorata come l’arcobaleno, fresca come l’arcobaleno.

Ho fatto la maturità 4 volte, 4 volte era caldo ed era terribile. Terribile studiarti e sprecare giornate di cavallette e papaveri, campi e vespe non truccate. Ripetevo leggi, teoremi, trattati e casistiche.

Ho fatto lo scritto, ti ho scritto. Ho fatto la seconda prova, ho risposto a tutte le tue domande. Mancava l’orale, sapevo tutto ma sudavo via quello che avevo studiato.

Sapevo tutto di tutti, tutto di noi, le nostre leggi, le nostre convenzioni.

Ma ho fatto scena muta.

Palestro, fermata Palestro.


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