Poi cambi la rossa per la fiera.

Con la paura del controllore ci gioco a carte a fine mese.

laverdefinoacadorna@gmail.com

Aug 26

Il bagnino rastrella quintali di alghe portate dall’acqua sulla sabbia, piccoli frammenti che creano fastidio ai bagnanti. La bambina bionda rincorre la medusa che galleggia beata, sfugge al retino. Ai bagnanti danno fastidio troppe cose, anche le meduse. Ci sono due tette ricostruite, guardano il cielo dritto in faccia, perfette come la cupola del Bernini.

Poi c’è il mare.

Vasto, lungo, infinito, aperto, piano, fresco. E’ un collante che lega i seni di plastica, le alghe, le meduse ed i bagnanti schifati. Ci raccoglie d’estate, ci rinfresca e noi ci pisciamo dentro. Ma lui ci rinfresca lo stesso. Un collante tra due coste, due isole troppo distanti, tra l’est e l’ovest.

Un collante che incolla la Sardegna a Roma, dove il bagnino G. sverna e snerva per riuscire a proteggere quel pezzo di laurea che si è sudato. Non si trova lavoro in Sardegna, mi dice all’orecchio. E io non so cosa rispondergli. Bloccata mi rendo conto che lavoro non c’è nè in Sardegna, nè a Roma, nè a Milano.

Il lavoro sfugge ai giovani come la medusa sfugge al retino della bambina bionda.

G. ora risposa sulla sedia di plastica, fa ancora più caldo. La sua pelle suda contro la sedia, si incolla. La sedia perciò è quel collante tra G. e il terreno, la sua terra.

Porto di Mare, fermata Porto di Mare.


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