Ci sono età della crescita in cui tutto è più algoritmico: malattie che debilitano, scazzi, amori che si sono fermati un attimo nella corsia di emergenza e sono scesi senza giubbetto di sicurezza, così da farsi asfaltare da un autotreno. Più in generale, uno spleen quotidiano che quella crescita rallenti sostando un po’ nella piazzola autostradale con i finestrini giù.
I rimedi sono vari: da tagliarsi i capelli, farsi un tatuaggio sulla schiena, buttare dal balcone il telefono con i messaggi vecchi che non si riescono a cancellare; fino a prendere la macchina per andare al mare.
“Quando finirai gli esami andremo al mare con la macchina” canta Dente (Dante della mia generazione con le cuffie bianche), quando vogliamo finire di soffrire, andiamo al mare.
Tutti vogliono andare al mare e (quasi tutti) prendiamo l’autostrada per una via crucis di autogrill tra Milano e Albenga. Una via crucis a decrescere in cui le tappe sembrano fluidificare quella nebbia che ci gonfia lo stomaco.
Nessuno va mai in montagna: il paesaggio pieno di cime e neve non riserverebbe nessuno spazio per i pensieri.
Così scesi dalla macchina, quando ancora le gambe sono incartocciate, si imbocca la discesina bordeaux che picchia giù al mare.
I gabbiani aciduli da colonna sonora, un cracra che aumenta a ritmo di adrenalina, una corsa verso la sabbia.
E lì, quella sabbia attutisce tutto. E’ la suola nuova che frena la corsa, così si inciampa e si scrollano via dalle spalle i pensieri.
Volano in acqua, galleggiano in uno spazio ampio che li cullerà.
Fino a che, accartocciandosi con gli altri, formeranno un’isoletta più forte della plastica e del vetro. Un’isoletta in mezzo all’acqua piena di pensieri senza padrone.
Cernusco Sul Naviglio, fermata Cernusco Sul Naviglio.
Traccia 2, play: “Baby building”, Dente.