Poi cambi la rossa per la fiera.

Con la paura del controllore ci gioco a carte a fine mese.

laverdefinoacadorna@gmail.com

Jan 25

Ci sono età della crescita in cui tutto è più algoritmico: malattie che debilitano, scazzi, amori che si sono fermati un attimo nella corsia di emergenza e sono scesi senza giubbetto di sicurezza, così da farsi asfaltare da un autotreno. Più in generale, uno spleen quotidiano che quella crescita rallenti sostando un po’ nella piazzola autostradale con i finestrini giù.

I rimedi sono vari: da tagliarsi i capelli, farsi un tatuaggio sulla schiena, buttare dal balcone il telefono con i messaggi vecchi che non si riescono a cancellare; fino a prendere la macchina per andare al mare.

Quando finirai gli esami andremo al mare con la macchina” canta Dente (Dante della mia generazione con le cuffie bianche), quando vogliamo finire di soffrire, andiamo al mare.

Tutti vogliono andare al mare e (quasi tutti) prendiamo l’autostrada per una via crucis di autogrill tra Milano e Albenga. Una via crucis a decrescere in cui le tappe sembrano fluidificare quella nebbia che ci gonfia lo stomaco. 

Nessuno va mai in montagna: il paesaggio pieno di cime e neve non riserverebbe nessuno spazio per i pensieri. 

Così scesi dalla macchina, quando ancora le gambe sono incartocciate, si imbocca la discesina bordeaux che picchia giù al mare. 

I gabbiani aciduli da colonna sonora, un cracra che aumenta a ritmo di adrenalina, una corsa verso la sabbia.

E lì, quella sabbia attutisce tutto. E’ la suola nuova che frena la corsa, così si inciampa e si scrollano via dalle spalle i pensieri.

Volano in acqua, galleggiano in uno spazio ampio che li cullerà.

Fino a che, accartocciandosi con gli altri, formeranno un’isoletta più forte della plastica e del vetro. Un’isoletta in mezzo all’acqua piena di pensieri senza padrone.

Cernusco Sul Naviglio, fermata Cernusco Sul Naviglio.

Traccia 2, play: “Baby building”, Dente.


Dec 20

N. in una tiepida giornata d’estate mi disse che “Non c’è cosa più bella che ascoltare le persone. Ed così che si impara di più, ascoltando e prendendo dagli altri quello che non puoi prendere da te stesso”.

Sempre nella tiepida estate londinese, N. mi disse che “Parli proprio con tutti, sei logorroica”.

La logorrea è una parola che evoca subito malattie, pastiglie e corsie di ospedale. In effetti, logorrea indica, nel campo medico, una malattia mentale che può dar vita ad una mania.

Mania di parlare, un perifrasare disconnesso come quando non sai reagire, in una chat, ad un link sensazionale ed inizi a digitare lettere della tastiera a caso. Ahsjeiwordhdirghgjd.

In questo reticolo logorroico, ho cercato di rintracciare il nervo principale che lega le due affermazioni di N.

Se per ascoltare bisogna parlare con le persone per relazionarsi, perchè quando ci si relaziona, si parla troppo e quindi si diventa logorroici?

La verbosità della domanda sta nella risposta. 

Leggetela ad alta voce, vi sembrerà di parlare (per la prima volta a voi stessi).

Io parlo con te, tu parli con me. Ma ho un sacco di paura a dirti la verità quindi preferisco dirti “ahdjdiehtidneofhgjeiue”.

“Ahdjdiehtidneofhgjeiue” tradotto: “Parlami sempre perchè ti starei a sentire per ore. E magari, nella tua logorrea, riuscirai a dirmi le cose che non riesco a chiederti”.

Ossia, riuscirò a prendere da te quello che non so di me.

Brenta, fermata Brenta.


Dec 16

Il sistema che regola la vittoria sulla sconfitta a Forum si basa su un meccanismo primitivo. La legge? No, la bilancia e la pietra. “Secondo me ha ragione la moglie lui ha sbagliato a cacciare la figlia perchè non ha un lavoro”. Pietra, sasso, moglie. “Macchescherzi? Il marito, il padre (voce che cresce) è suo padre (lettere che si scandiscono a ritmo regolare). Abbandoniamo i figli per la strada? Macenerendiamoconto (domanda retorica senza un punto di domanda che viene pronunciata tutta incollata)”.

Insomma, questi crescendi di sillabe e di voci rendono Forum un gran bel casino da gustarsi mentre si cucina, prima di sedersi a tavola nella calma del tono di voce del giornalista.

Con la stessa calma le pietre del sì e del “no ha ragione l’altro” vengono messe nei piatti della bilancia e queste decideranno la sentenza popolare. Ossia se per il pubblico tu hai ragione o se tu hai torto. Poi c’è il giudice, vabbè, ma si sa che in Italia è più importante il giudizio della gente che quello della legge. O forse, polemizzando, la legge arriva così tardi che la gente ci pensa da sola a farsi legge. Leg-gente.

Quando giudichiamo le relazioni personali, dall’amica all’amante, bisognerebbe sempre tenere in considerazione i sassi. Perchè le relazioni possono essere dolci come marshmallow, ma finiscono sempre per rivelarsi sassi contro lo stomaco.

Chi è senza peccato, scagli la prima pietra.

Visto? Peccato sta a relazione come pietra sta a sasso. 

Ed è proprio l’ultimo sasso, quello finale, che più pesante di altri, tira giù il piatto della bilancia. 

“Sì ha torto lui”.

E così, spesso quando a torto l’altra persona, ti arriva un sasso nello stomaco che ti tira giù.

Lag-giù.

Gorla, fermata Gorla.


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